
«Se in un giallo [...] cinque frasi non funzionano, è un gran risultato» dice lui, e noi possiamo essere d’accordo, tuttavia il problema non sta nelle cinque frasi in sé - al di là del fatto che sono ben di più -, ma sta nel ruolo che tali frasi hanno quali indizi pesanti dello zampino di un ghostwriter di madrelingua inglese. Secondo Faletti la frase idiomatica "non girare attorno al cespuglio" ha un significato facilmente comprensibile anche per un lettore italiano (provate a fare un test fra i vostri conoscenti); scrivere "grandi" per dire "biglietti da mille dollari" va benissimo, dato che in italiano usiamo già una parola quale "verdoni" che non ha riscontro con la realtà, essendo verdi i dollari ma non gli euro (peccato che solo "verdoni" sia un termine che tutti comprendono); "non te ne devo una, ma mille" al posto di "ti devo un favore enorme" sarebbe un prestito da un modo di dire piemontese (ma il romanzo non è ambientato negli Usa?).
Insomma la difesa risulta perlomeno maldestra e si ferma solo su alcune delle obiezioni, cercando di ridicolizzare chi le ha sollevate e facendo ricorso, come dicevo, a modi riferibili al Vito Catozzo dei tempi d’oro piuttosto che al Giorgio Faletti dei giorni nostri: «risibile querelle estiva e premestruale». Per pudore mi fermo solo a risibile, perché in verità non c’è nulla di cui ridere. In questo caso, o abbiamo a che fare con un’operazione truffaldina mal congegnata, oppure stiamo scoprendo che un autore pubblicato in pompa magna, osannato per le 12 milioni di copie vendute, non sa valutare se sta scrivendo una frase che ha un significato chiaro e compiuto. A questo punto tutta la vicenda potrebbe rappresentare un altro complessivo, grande indizio: della bassissima capacità critica dei lettori italiani.
Foto: Duello al tramonto © Andrea Mucelli
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