
Nella bagarre si confrontano morte, rabbia, violenza, mescolate una all’altra con leggerezza disarmante, con un’ironia beffarda che non risparmia niente e nessuno, nemmeno lo stesso autore. Ecco il grande vantaggio di Loddo: non si prende sul serio, deride le sue storie più tragiche, e ciò gli dona una grande libertà, gli consente di dare sfogo ad ogni intuizione, ad ogni pensiero imprevisto, correndo così il rischio – e a volte pagandone le conseguenze – di un passo più lungo della gamba. La disomogeneità di questa raccolta di racconti brevi, brevissimi, alterna garbate piccole perle (Il custode dei venti) a superflui virtuosismi (La parola innamorata), a storie inconsistenti (L’innocenza). Un libro schizofrenico, con lampi di genio, da cui si sarebbe potuto scartare qualcosa o si sarebbe potuto attendere per aggiungere dell’altro.
L’afflato di fondo è quello di una ricerca simil-filosofica, che trova i suoi punti di svolta nei personaggi femminili: donne senza via di mezzo, materne puttane e mogli tiranniche, sempre eccessive, a partire dalle rotondità di seni e cosce. In esse ritorna il cinico gioco del dare e del togliere la vita. Alla fine rimangono delle urgenze teleologiche verso le quali ogni risposta appare deficitaria e che producono un costante aumento del senso di solitudine interiore. Fino al punto di dire Ho perso la testa (ma sto bene anche senza). E non è un caso se sia di Domenico Loddo uno degli aforismi più intensi e amari sul senso del nostro essere: «Non si viene nella vita per guadagnare qualcosa, ma solo per smarrire tutto poco a poco».
Domenico Loddo, Esercizi materiali. Letture per sale da tè, d'attesa e da bagno, Ravagnese (RC), Città del Sole, 2007.
Le mie chiocciole: @@
Da regalare: all’ex insegnante di catechismo
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