
Dell’Albania so poco, terra troppo vicina per essere esotica, troppo lontana per essere compresa. Forse la perplessità è frutto d’ignoranza, ma il racconto non aiuta, perché gli eventi della storia albanese recente sono evocati in modo fuggevole, servono a scandire una cronologia che rimane vaga, a giustificare fortune e rovesci di una famiglia, ma senza essere veramente narrati. Di quello che è una sorta di cammino iniziatico negli anni dell’abbandono turbolento del comunismo, rimangono episodi non sempre incisivi, posati su una superficie monotonica. I dialoghi soprattutto offrono il fianco a poco benevoli commenti: artificiosi, meccanici, a tratti inutilmente volgari. Basta lo scambio di battute fra Dardan e la madre – donna di una cattiveria esemplare che incombe come una nuvola di temporale – per incappare in fastidiosi incespichi (pp. 152-155).
Alcuni inserti inoltre disturbano: i commenti rivolti dal protagonista ad Anna, futura amata, fin dalle prime pagine (ma lei entra nella storia oltre la metà del libro, fino ad allora si poteva lasciarla tranquilla); le citazioni di scrittori da parte di Dardan – passione che parrebbe derivare più dall’autore che dal personaggio – inclusa l’apparizione onirica addirittura di Oscar Wilde (p. 137).
Un romanzo ha al suo interno un meccanismo, più o meno complesso, che colloca gli eventi su un fondale, intreccia le vite dei personaggi, fa girare la storia. Come per gli ingranaggi di un orologio, il meccanismo è fondamentale ma non si deve vedere. Per far storcere il naso al lettore esigente, non c’è niente di più efficace di un meccanismo esplicitato: «ci tengo a sparare sorprese in questo mio racconto, per cui non vi ho ancora detto (ve lo sto dicendo ora)...» (p. 18). Immaginate un comico che dal palcoscenico dice: «Preparatevi che adesso vi faccio ridere»? Uno scrittore non dovrebbe mai dire cosa sta scrivendo, dovrebbe scrivere, e basta.
Leonard Morava, L’onore prima di tutto, Orbetello, Effequ, 2008, pp. 192.
Le mie chiocciole: @
Da regalare: a chi si lamenta della propria suocera
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