
Elisabetta Rasy pare avere molti timori, fra i quali quello di diventare la protagonista di un reality show, cioè di essere confusa con uno dei partecipanti al “Grande Fratello”. Per questo mi sento di rassicurarla: le basterà dimostrare di aver qualcosa da dire per ristabilire la differenza. Aggiungo che non credo affatto la letteratura sia l’esatto contrario del reality show, anzi. In entrambi si trovano storie finte costruite, più o meno bene, in modo che al lettore/spettatore sembrino vere. L’unica distinzione sta nel luogo dell’autore: stampato in copertina o nascosto negli uffici di produzione.
Se per gli scrittori le presentazioni librarie sono oggi davvero dei momenti di gran sofferenza, non mi pare comunque carino dare la colpa ai lettori. Mi vedo lo scrittore apostrofare il suo pubblico: “Perché mi fai domande futili e superficiali? Perché non mi chiedi come lavoro? Perché non leggiamo dal mio libro anziché parlare a vanvera?”, e il pubblico risponde: “Che ne so, lo scrittore sei tu, inventa qualcosa!”. Magari è solo il segno che è giunto il tempo di inventare modi nuovi di presentare i libri.
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